Giovanni Poggeschi

Giovanni Poggeschi

Cenni biografici
Giovanni Poggeschi nasce a Bologna il 16 aprile del 1905 dall’avvocato Alessandro e Sofia Bombicci Porta, figlia dello scienziato Luigi Bombicci.  Il primo contatto con l’arte si deve all’incontro con il pittore Edoardo del Neri (1890 – 1932), conosciuto ancora negli anni del liceo. Nel 1923 Poggeschi si diploma al liceo Galvani di Bologna e si iscrive a legge: sarà solo dopo il conseguimento della laurea, nel 1927-28, che egli si dedicherà esclusivamente alla pittura, spronato da Guglielmo Pizzirani. Tramite Nino Bertocchi (1900 – 1956), viene introdotto nel circolo degli artisti del caffè San Pietro.
Nel 1931 fonda la rivista d’arte e letteratura “L’Orto” insieme a Giorgio e Otello Vecchietti (noto poi come autore teatrale con lo pseudonimo di Massimo Dursi), Giannino Marescalchi e Nino Corrado Corazza. Assieme a quest’ultimo cura la parte iconografica della rivista, sulla quale vengono pubblicati disegni di artisti come De Pisis, Rosai, Manzù. Dal 1931 al 1936 Poggeschi sarà amministratore de “L’Orto”, come conferma l’epistolario con Giuseppe Marchiori (1901 – 1982), critico veneto entrato nella redazione nel 1932. In questo stesso anno, Poggeschi si stabilisce a San Matteo della Decima (BO), entrando sempre più in contatto con il mondo contadino.

Nel 1934 edita una monografia dei propri disegni con la prefazione di Corazza. Tale volume verrà ben recensito sulla rivista fiorentina “Frontespizio”, offrendo l’occasione per creare un legame con Piero Bargellini, Carlo Betocchi e Nicola Lisi. Tra il 1931 e il 1936 partecipa anche a varie esposizioni: le Quadriennali del 1931 e del 1935, le mostre intersindacali di Bologna e dell’Emilia Romagna, la mostra dei pittori de “L’Orto” allestita alla Galleria Il Milione di Milano.
L’incontro con don Francesco Mezzacasa, parroco di Decima, porta Poggeschi alla riscoperta del sentimento religioso, avvertita con maggiore forza in quel contesto di semplicità contadina. In pochi mesi questa riscoperta si fa consapevolezza di una vocazione religiosa, che sfocia nella scelta di entrare nel noviziato dei Gesuiti di Galloro (Roma) il 2 novembre 1936. La conversione peraltro non significa distacco dall’arte. Negli anni romani mantiene il legame con gli amici de “L’Orto”, cercando anche di farli accostare alla dimensione religiosa, e frequenta Luigi Bartolini, artista ammirato e conosciuto tramite la rivista. Nel 1947, di nuovo a Bologna, emette i voti definitivi. Questo ritorno nella città natale porta alla ripresa dei contatti con il gruppo de “L’Orto” e con Nino Bertocchi, tramite il quale approfondisce le tendenze artistiche internazionali che poco conosceva a causa dell’autarchia fascista. In questo immediato dopoguerra conosce anche Giorgio Morandi.
Il ritorno al disegno era già avvenuto nel 1945, mentre alla pittura vera e propria Poggeschi torna nel 1950. I primi soggetti sono parenti e amici colti nel riposo delle vacanze, poi l’artista si sposta verso temi religiosi affrontati con una inattesa chiave satirica, successivamente stemperata in un racconto partecipe della vita del popolo di Dio. Le tele si intessono così di passi biblici ed evangelici.
Dal 1956 al 1968 partecipa alle Biennali Nazionali dell’Arte Sacra Contemporanea presso l’Antoniano di Bologna, ricevendo premi e riconoscimenti. In questi anni, infatti, si dedica all’arte sacra contemporanea e alla riflessione teorica su di essa, impegnandosi nella ricerca di un segno che concili le esigenze istituzionali con una profonda sensibilità per la realtà dell’attuale. Questo suo impegno viene riconosciuto dal cardinal Giacomo Lercaro che, nel 1959, lo chiama a far parte della Commissione storico-artistica della Diocesi di Bologna. Sul piano pittorico, le riflessioni di questi anni sfoceranno nel ciclo della Via Crucis (in litografia) del 1962.
Dal 1956 al 1962 Poggeschi è Superiore della Residenza dei Gesuiti di Bologna, allora in via Bertoloni. Nello stesso periodo è anche direttore spirituale e confessore presso il Seminario Arcivescovile regionale.
L’esposizione alla Galleria San Fedele dei Gesuiti di Milano nel 1959 inaugura una serie di mostre personali e nel 1962 Bologna gli dedica una mostra personale presso il Museo Civico, curata dall’Associazione Francesco Francia.
A partire dagli anni Sessanta, Poggeschi si riaccosta al mondo contadino, trascorrendo periodi di riposo nell’Appennino bolognese, a Scascoli. Qui ritorna a dipingere e disegnare quei soggetti umili che già lo avevano impegnato a Decima e queste impressioni prenderanno forma in nature morte, paesaggi e in una serie di componimenti poetici dove le parole si fanno segni, immagini.
Queste nuove prove dell’artista trovano spazio nella monografia a lui dedicata da Francesco Arcangeli nel 1969, cui segue la pubblicazione di un libro dedicato alla riscrittura dello Stabat Mater di Jacopone da Todi (1970), con prefazione di Bargellini, e di una raccolta di canti, Passeri d’inverno, con introduzione di Betocchi (1971). Una nuova monografia, dedicata all’opera grafica, esce nel 1972 a cura di Franco Solmi, prendendo in considerazione dai disegni e incisioni giovanili degli anni Trenta fino alle litografie più recenti.
Nell’ottobre 1972, mentre Poggeschi è impegnato per la riedizione di Passeri d’inverno, muore improvvisamente.

 

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