Condominio solidale

Il Condominio Solidale

Il Condominio Solidale

Dopo la partenza di padre Fabrizio e la nascita dell'Associazione Centro Poggeschi nel cuore e nella mente di alcuni è nata l'idea di vivere al Poggeschi.  L'esperienza nasce da una lettura di un bisogno: mancando una comunità di padri gesuiti che vivesse stabilmente in palazzo Cavanna, era venuto a mancare anche un elemento di calore che era dato dalla presenza stabile di persone che vivevano nel Palazzo avendo, al contempo, un coinvolgimento nel centro Poggeschi.
Da qui nacque il progetto di condominio solidale, un progetto che prevedeva semplicemente il trasferirsi nel vecchio appartamento della comunità dei padri gesuiti in due famiglie, mettendosi a disposizione per la custodia del luogo e lasciando la porta aperta ai frequentatori del Centro. Fra noi famiglie immaginavamo un modello di condivisione che si basasse sulla semplicità del “buon vicinato”. Abbiamo progettato la condivisione anche di spazi, tempi e risorse.
Siamo partiti alla fine del 2003 a progettare insieme, Ketta e Franco con i loro figli ragazzini Nicola e Noemi, e Marta e Francesco con Benedetto che aveva pochi mesi. Abbiamo incontrato e condiviso il progetto con la Compagnia di Gesù, in particolare con il padre provinciale e il superiore di Bologna. È stato stipulato un “patto” che prevede un affitto a prezzo simbolico a fronte di una collaborazione con il Centro Poggeschi e i gesuiti. È stata una fase lunga e ricca, piena di sogni e carica di aspettative.
Poi è arrivata l'estate del 2004 e dalle idee si è passati all'azione: per due mesi ci siamo trovati a sgomberare, pulire, imbiancare, impacchettare e spacchettare, in una convivenza stretta e anche fisicamente faticosa che ci ha confermati nel nostro desiderio e ci ha dato ancora maggiore entusiasmo rispetto al progetto.
Ai primi di settembre del 2004 abbiamo inaugurato il condominio.
I primi tempi siamo stati un punto di riferimento per i giovani che erano entrati in affitto, poco dopo di noi, in un altro appartamento del Palazzo. Il campanello suonava molto spesso e la casa era un via vai continuo. Noi famiglie avevamo iniziato condividendo ogni momento in cui eravamo in casa. Questa condivisione quasi totale non nasceva da una riflessione precedente, piuttosto da un desiderio istintivo.
Le due stanze degli ospiti a cui tenevamo molto (una è stata ricavata apposta perché non c'era) si sono riempite con frequenza.
Nei mesi successivi, l'ascolto dei bisogni di alcuni di noi, grandi e piccoli, un ascolto che abbiamo considerato fin dall'inizio e tuttora prioritario, ci ha portato ad organizzarci successivamente in modi diversi (ad esempio recuperando maggiormente la dimensione familiare, fissando però alcuni momenti fissi durante la settimana di condivisione anche della tavola, facendo capire ai nostri graditi ospiti quotidiani che era necessario rispettare alcuni tempi di intimità nostra, modificando la quota di stupendi che mettiamo nella cassa comune).
I primi tempi è nato anche il nome del Condominio. Il primo acquisto fatto nella nuova casa è stato un grande poster di un campo di girasoli che Franco ha regalato a Ketta (appassionata di girasoli). L'abbiamo messo nella cucina, luogo che fin dall'inizio è diventato il segno della nostra condivisione e accoglienza; è infatti una cucina molto grande, con un tavolo in cui si può mangiare in tanti, il luogo in cui si va appena si entra in casa, il luogo in cui ci incontriamo tutti al mattino prima di uscire.
Un giorno sono entrate alcune ragazze del Poggeschi, in cucina, e ci hanno dato il nome di “Girasoli”, vedendo quel quadro. E quel nome è rimasto: ci è piaciuto perché l'hanno scelto i ragazzi per noi e perché è legato al cuore della nostra casa.
ll primo anno di condominio solidale è stato particolarmente fecondo, non solo in senso figurato: a fine 2005 è nata Elisabetta Perla, sorella di Benedetto, ad inizio 2006 è nato Enea, fratello di Nicola e Noemi. In pochi mesi da sette siamo passati a nove, due dei quali con esigenze piuttosto “pressanti”. Dopo il periodo di gravidanza in cui le due mamme sono state molto più presenti e a disposizione per l'accoglienza, siamo entrati in una nuova fase in cui ci siamo un poco ritirati sui bisogni familiari, com'è normale quando una famiglia si deve riorganizzare per accogliere un nuovo bimbo.
Sono passati così tre anni, al termine dei quali, come da progetto, abbiamo fatto una verifica a partire da noi ma cercando poi di allargarla alle persone che ritenevamo in qualche modo coinvolte nella nostra esperienza: la comunità dei Gesuiti di Bologna, il Centro Poggeschi, gli studenti ospiti degli appartamenti di Palazzo Cavanna.

 

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