Comitato Poggeschi

Comitato per Giovanni Poggeschi

Comitato per Giovanni Poggeschi
 
Il Comitato per Giovanni Poggeschi si è costituito per valorizzare e custodire adeguatamente il patrimonio culturale relativo all’attività di Giovanni Poggeschi e depositato presso il Centro a Casa Cavanna. Se ne delineano nel seguito l’origine, le principali attività.

Considerazione e riscoperta dell’opera
Nel 1974 i Padri Gesuiti donano alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, in occasione dell’apertura della nuova sede, quattordici dipinti di Poggeschi, depositando presso la GAM anche un carteggio, probabilmente degli anni giovanili, fino ad oggi purtroppo non ritrovato.
Negli anni Ottanta vengono indette alcune iniziative volte a ricordarne la figura: nel 1980 si costituisce a Bologna, per volontà della Compagnia di Gesù, il Centro Giovanni Poggeschi, per documentare e valorizzare la sua opera. Nel 1982 la Cassa di Risparmio di Bologna gli dedica una mostra nella sede di san Giorgio in Poggiale, curata da Franca Varignana. Nel 1988 una nuova personale, a cura di Renato Barilli e Angelo Andreotti, viene allestita presso Casa Cini di Ferrara.
Sempre in questo anno 1988, il centro culturale dei Gesuiti di Bologna, presso la nuova residenza di via Guerrazzi 14, viene intitolato a Giovanni Poggeschi.
Nel 1994 gli eredi di Giovanni Poggeschi, ovvero la famiglia Senni, e la Compagnia di Gesù, esprimono la volontà di sistemare il proprio materiale dell’artista. Accanto a loro, Gian Domenico Cova, che aveva conosciuto Poggeschi e ne aveva apprezzato l’opera, comincia a interessarsi al destino delle carte, disegni, oli, litografie dispersi fra amici e parenti dell’artista. Elena Vai ed Elisabetta Notari vengono incaricate per il lavoro della catalogazione sia delle opere in possesso dei parenti di Poggeschi, sia dei disegni, allora sommariamente depositati nella residenza dei Gesuiti di via Guerrazzi.
Fra il 1994 e il 1995 Notari e Vai prendono contatto con i curatori di precedenti mostre su Poggeschi e con la direzione della GAM per impostare il nuovo lavoro di catalogazione delle opere che porta già nel maggio 1995 a una prima piccola mostra-saggio che viene realizzata nella Vetrina Figurativa di via Guerrazzi 14/d, spazio di proprietà della Compagnia di Gesù e del Centro Poggeschi. Vengono esposte opere grafiche, opere pittoriche e composizioni poetiche, molte delle quali inedite. In parallelo al lavoro di catalogazione dell’opera grafico-pittorica, anche il materiale poetico inizia a essere sistemato da uno dei nipoti, Paolo Senni Guidotti Magnani, coadiuvato da alcuni studenti universitari.
In questo anno 1995 si costituisce formalmente il Comitato Poggeschi che riunisce alcuni degli eredi dell’artista, Maria Alessandra Senni Guidotti Magnani, Paolo Senni Guidotti Magnani, le due studentesse incaricate della catalogazione, Maria Elisabetta Notari e Elena Vai (intanto laureatesi l’una in lettere moderne a indirizzo artistico, l’altra in dams arte) e Gian Domenico Cova. Questo sarà il nucleo del Comitato, a cui si aggiungeranno negli anni sia studenti che studiosi.
Nell’autunno 1996, Elena Vai inizia una ricerca di materiale, soprattutto per ricostruire gli anni giovanili di Poggeschi, di cui si hanno poche tracce a causa della scomparsa degli epistolari di quegli anni, presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze. Emerge così l’importante carteggio con Lisi e, tramite il direttore del Vieusseux, Enzo Siciliano, Vai contatta la famiglia Lisi per richiedere l’autorizzazione a pubblicare parte del materiale.
Nel gennaio 1997 il Comitato presenta un progetto per un’esposizione al Rettore dell’Università di Bologna, Fabio Roversi Monaco, ottenendo la concessione dell’Aula Prodi del complesso di San Giovanni in Monte per un periodo di tre settimane a partire da fine ottobre 1999. Il Comitato, con tale prospettiva, si attiva da un lato per cercare sponsorizzazioni che rendano possibile la mostra e la creazione di un catalogo, dall’altro per coinvolgere studiosi che possano valutare l’opera di Poggeschi, per provare se questa abbia un reale valore sul piano artistico.
Vengono così contattati Paolo Valesio, docente di letteratura italiana all’Università di Yale, per una valutazione critica delle poesie, e Dario Trento, storico dell’arte e insegnante all’Accademia di Brera, per esprimere un parere sull’opera figurativa. Entrambi accolgono la proposta e, dopo un’analisi del materiale, sottolineano il valore dell’opera poggeschiana. Da questo incontro, avvenuto nella primavera del 1997, si avvia una proficua collaborazione con Trento e Valesio. Grazie a quest’ultimo, una prima parte delle poesie inedite viene pubblicata nel numero di autunno 1998 di “YIP. Yale Italian Poetry”, rivista della Yale University, con un’introduzione del Comitato. Trento, invece, collabora attivamente al lavoro di ricerca in campo figurativo in vista della realizzazione della mostra. Questa ricerca interessa anche la ricostruzione del contesto culturale in cui Poggeschi si forma artisticamente, vertendo soprattutto su un lavoro d’archivio sulla rivista degli anni Venti e Trenta a cui Poggeschi aveva collaborato, “L’Orto”, e sui contatti fra i bolognesi e i fiorentini di “Frontespizio”.
Nell’arco di tempo che va dal 1997 all’estate 1998, il Comitato si arricchisce di collaboratori, permettendo un lavoro più capillare negli archivi, alla ricerca di lettere e “tracce” degli anni giovanili, e nella sistemazione dei fondi. Fra i collaboratori, è importante segnalare Maria Giovanna Pezzoli, che propone e ottiene una tesi in lettere moderne sull’opera poetica di Giovanni Poggeschi. Il lavoro di Pezzoli porta alla luce il fondamentale archivio Bonsanti, depositato nella Biblioteca civica di Lendinara (RV), contenente le lettere di Marchiori riguardanti gli anni dell’“Orto”, da cui si desumono molte notizie su Poggeschi.

“Le tre rinascite di Giovanni Poggeschi”:  la mostra del 1999
L’inaugurazione della mostra è fissata il 23 ottobre 1999. Viene indetta il giorno precedente una conferenza stampa che, però, viene ignorata dalle redazioni a cui era stato mandato l’invito. Le prospettive per la vernice, quindi, non sono affatto ottimistiche. Ma il battage pubblicitario, il probabile passaggio di voce fra i bolognesi che avevano conosciuto la figura di questo pittore-poeta, porta all’esito opposto. L’insperato successo dell’inaugurazione viene accresciuto dall’inattesa presenza del Rettore Roversi Monaco, del vescovo Mons. Stagni e dell’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. Alla prevista lettura di poesie di Poggeschi a cura di Gianfranco Rimondi, con Marina Pitta, Matteo Orbellanti, Salvo Nicotra, Luisa Vitale, l’Aula Prodi è gremita di pubblico.
Nelle successive tre settimane la mostra, a ingresso gratuito, viene visitata da circa mille persone. Grande è anche il successo delle pubblicazioni legate all’esposizione: vengono venduti circa 340 copie del catalogo generale dei dipinti Le tre rinascite, a cura di D. Trento, mentre il catalogo delle poesie, Briciole, di cui erano state stampate 500 copie, viene addirittura esaurito.
La mostra apre, inoltre, nuove vie di ricerca: molti dei visitatori avevano conosciuto Poggeschi e si rendono disponibili per raccontare i propri ricordi, prestare materiale fotografico, molti segnalano anche di possedere opere inedite.
Il buon esito del lavoro consolida anche il rapporto di stima con Trento e Valesio, lasciando aperte future prospettive di collaborazione legate proprio ai nuovi ritrovamenti presso privati, e al delinearsi di un percorso di ricerca sugli anni giovanili di Poggeschi e i contatti con l’area fiorentina.
Un rapporto di fiducia si crea anche con la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna che incarica per un nuovo lavoro da svolgersi nell’anno successivo. Per effetto della mostra bolognese e per affetto nei confronti della figura di Poggeschi, viene realizzata nella primavera del 2000 una nuova mostra presso la Casa della Partecipanza di San Matteo della Decima, San Giovanni in Persiceto (BO). L’esposizione, dal titolo “San Matteo della Decima e Gianni Poggeschi. Un luogo per due vocazioni”, verte sul rapporto affettivo che intercorreva fra l’artista e la campagna di Decima. Molti disegni di Poggeschi, infatti, avevano per soggetto i campi, i contadini, i figli dei contadini fra i banchi della scuola o intenti ai giochi. L’esposizione sottolinea questo rapporto affiancando i carboncini di Poggeschi a fotografie di simile soggetto scattate sempre dall’artista in quegli stessi anni. Questo dialogo di fotografie e disegni mostra a pieno l’importanza del rapporto con il mondo degli umili, con la semplicità di quel popolo di Dio nel quale troverà la via della propria vocazione.

“Poggeschi nella Repubblica dell’Orto”: la mostra del 2005
All’inizio del 2005 gli eredi di Poggeschi hanno manifestato il loro desiderio affinché il centenario della nascita dell’artista venisse ricordato con una nuova esposizione. I membri del Comitato, in questa fase formato da Marinella Elisa Casadei, Gian Domenico Cova, Maria Elisabetta Notari, Maria Giovanna Pezzoli, Elena Pirazzoli ed Elena Vai, hanno raccolto tale interesse, avviando assieme a Dario Trento la progettazione di una nuova mostra, questa volta focalizzata sugli anni giovanili di Poggeschi. Anche in questo caso si sono cercati nuovi finanziamenti, ottenendo una sponsorizzazione nuovamente dalla Fondazione Carisbo, e un contributo significativo della Compagnia di Gesù, impegnata in importanti iniziative culturali in occasione dell’anno saveriano. Grazie inoltre alla disponibilità di Cristiana Morigi Govi, allora responsabile del Settore culturale del Comune di Bologna, il Comitato ha ottenuto la possibilità di usare come spazio espositivo la Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio e la sala ottagonale del Museo Morandi; la mostra si sarebbe dovuta tenere nel periodo tra metà ottobre e fine novembre dello stesso anno.
In parallelo alla gestione logistica e organizzativa, i membri del comitato hanno condotto alcune ricerche per delineare il quadro dei legami fra Poggeschi e la scena culturale bolognese degli anni Trenta. In particolare, riprendendo fili interrotti nel 1999, si è consultato l’archivio Vecchietti per individuare materiali (soprattutto lettere) attinenti agli anni della produzione de “L’Orto”; alcuni importanti numeri della rivista sono stati individuati presso la casa di Bianca Arcangeli, che ha fornito anche un interessante quadro di quel periodo a partire dai suoi precisissimi ricordi.
Un inatteso contributo è venuto anche dall’artista Claudio Parmiggiani: tramite Alessandro Serra, docente presso il dipartimento delle Arti Visive, amico dell’artista e parente di Alessandra Senni, il Comitato ha appreso come l’incontro tra Parmiggiani adolescente ma già interessato al mondo dell’arte e Poggeschi, allora gesuita presso la residenza di via Bertoloni, sia stato un momento importante della formazione dell’artista reggiano. Elena Pirazzoli ha quindi raccolto la testimonianza di Parmiggiani e, in particolare, il suo ricordo di una visita fatta in compagnia di Poggeschi allo studio di Morandi in via Fondazza.
La mostra, inaugurata il 15 ottobre 2005 ha avuto un buon riscontro da parte della città, e il catalogo pubblicato in quella occasione completa per molti aspetti la ricognizione sull’opera di Giovanni Poggeschi iniziata nei primi anni Novanta.
Alcune opere sono state restaurate per l’esposizione, in particolare la Deposizione di Corazza, mentre tutti i disegni presentati sono stati oggetto di un completo intervento di conservazione. Il loro attuale eccellente stato di conservazione è uno dei risultati di questa ultima fase del lavoro del Comitato.

 

 

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