Ciad

Gruppo solidarietà internazionale

Gruppo solidarietà internazionaleLa collaborazione tra il Centro Poggeschi e il Ciad nasce da un’amicizia, quella tra due padri gesuiti: padre Fabrizio Valletti, fondatore del Centro Poggeschi, e padre Franco Martellozzo, che è da ormai quarant’anni missionario in Ciad.
Negli anni '90,  p. Valletti organizzò più volte viaggi di conoscenza e di condivisione nella missione di p. Franco per piccoli gruppi di studenti, che erano l'occasione per “sporcarsi le mani” e per vedere un pezzetto di quel mondo lontano con cui prima ci si era confrontati nelle tante occasioni di formazione che offriva il Centro. I viaggi, che erano in qualche modo una specie di altra "prova di maturità" per gli studenti che frequentavano allora il Poggeschi, erano normalmente organizzati a cavallo del Natale, quando le lezioni all'università e le attività di servizio svolte presso il Centro erano sospese, e sostituivano altri e  più scontati tipi di vacanza.
L'occasione dei viaggi veniva colta anche per rendersi conto delle necessità della missione di p. Martellozzo e durante l'anno si organizzavano eventi per la raccolta di fondi per dare una risposta a qualcuna delle esigenze individuate.
Dopo alcuni anni in cui i viaggi venivano organizzati regolarmente, nel 1999 p. Fabrizio e il gruppo di studenti di quell’anno dovettero rinunciare a partire perché il viaggio presentava troppi rischi.  
Da allora l'instabilità e il pericolo di scoppio di una vera guerra civile, che sarebbe in certo modo una conseguenza diretta della guerra nel Darfur, hanno fatto diventare il Ciad un Paese che potrebbe improvvisamente diventare molto pericoloso e questo ha suggerito di sospendere altri viaggi di studenti. Recentemente è stato possibile organizzare un solo viaggio, nel 2005, al quale hanno partecipato quattro studenti d'Ingegneria del gruppo bolognese di I.S.F. (Ingegneria Senza Frontiere) accompagnati da Paolo Pascale, che è referente del Gruppo Ciad e che individualmente ha compiuto ormai numerose visite alla missione di p. Martellozzo.
Scopo del viaggio è stato portare a termine un progetto di cooperazione, e valutare la possibilità di eventuali nuovi progetti, oltre che a instaurare legami di collaborazione e ancora di amicizia.
Nel frattempo il Gruppo Ciad all'interno dell’associazione Aprimondo Centro Poggeschi continua ad organizzare incontri di sensibilizzazione sulla situazione del Ciad e piccoli gruppi di studio che approfondiscono alcuni argomenti legati al Paese e più in generale ai temi alla solidarietà internazionale. Non si è d’altra parte persa la speranza di poter riprendere i viaggi di conoscenza e lavoro
I contatti con padre Franco rimangono costanti e l'associazione, non potendo inviare volontari per aiutare direttamente, cerca di sostenere a distanza alcuni progetti che la comunità di Mongo, paese dove opera p. Franco, sta portando avanti. I progetti sono relativi al potenziamento di una radio libera, alla realizzazione e fornitura e all’incentivazione dell’uso di forni solari e alla qualificazione dell’attività delle scuole comunitarie.
 
 


Una “Lettera di Natale” di padre Franco Martellozzo s.j.

Salute a voi, nonostante gli acciacchi dell’età e della stagione!
Salute al vostro cuore!
Sono tornato nel mio campo di battaglia […].
Qui al mio ritorno gli amici ciadiani si congratulavano di trovarmi bene in carne e soprattutto
del mio colore pallido. Il colore pallido è per loro segno di nobiltà e quando vedono sfilare in
TV le nostre dive bruciate dal sole fanno smorfie di disappunto borbottando: «Ma quelle
contadine per chi si prendono?». Comunque caracollando per le piste ho già ripreso la
tintarella e non ci posso fare nulla, anche se questo dispiace ai miei amici che mi vorrebbero
bianco come il latte.
Ho visitato tutte le mie comunità cristiane vicine e lontane, ho visto tutti i cantieri, ho
controllato le banche dei cereali e ho osservato con attenzione i campi di miglio
soffermandomi particolarmente là dove le spighe sono belle ripulire dopo il passaggio degli
uccelli dell’aria che non seminano e non mietono… Sono sempre loro i cialtroni che
strappano di bocca il cibo della nostra gente. In dicembre avremo un grande incontro dei
responsabili di tutte le banche di cereali per unire le nostre idee e le nostre energie e così
risolvere definitivamente il problema dell’autosufficienza alimentare. Penso di avervi già
parlato di questa istituzione veramente salutare che sono le banche dei cereali: abbiamo
inizialmente messo a disposizione dei contadini un magazzino e un quantitativo di cereali che
prendono al momento della saldatura e poi rimborsano al momento dei raccolti con una
piccola maggiorazione.
Questo evita loro di indebitarsi coi commercianti che qui esigono un rimborso del 200%. Le
banche ben gestite potranno usufruire di nuovi progetti: rinforzo della banca stessa in caso
di cattivi raccolti o progetti di sviluppo come pozzi, scuole o altro. Un gruppo di donne, per
esempio, ha chiesto un credito per fare uno stock di sale molto difficile da trovare durante la
stagione delle piogge.
Di fatto, a causa delle piogge e dei passerotti ingordi, alcune zone avranno problemi e ci
prepariamo quindi ad ogni eventualità. Ma resto ottimista perché attraverso la nostra
costanza abbiamo acceso un fuoco nella regione che ormai va avanti da solo. È veramente
cambiato qualcosa nelle teste dei montanari e spira un’aria nuova, un’aria che uno studente
riassume così: «Fino a ieri ognuno pensava a fatti suoi e ogni sforzo per il bene comune era
considerato tempo perso. Adesso hanno capito che solo lo sforzo comune può produrre il
benessere per tutti». E il messaggio della grotta di Betlemme, anche se complicato dai teologi,
in fondo vuol dire proprio questo: datevi la mano per costruire il Regno di Dio “come in cielo,
così in terra”.

Con affetto a tutti.
P. Franco Martellozzo
 

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